Archivi categoria: AFORISMI

Felicidades…happy birthday…buon compleanno

Standard

Tanti auguri di buon compleanno

A te che non ricordi nemmeno il mio di compleanno…già è tanto se ricordi il mio nome…

A te che non sai nemmeno quanti anni ho in questo nero 2016…te invece ne compi 46… Peccato solo anagraficamente…

A te che non sai qual’è il mio cantante preferito…io il tuo lo so purtroppo…

A te che non sai cosa amo mangiare cosa amo leggere e cosa penso prima di andare a letto…

A te che non sai come passo le mie giornate…

A te che non sai il colore dei miei capelli e dei miei occhi…

A te che mi hai detto ti voglio bene ma se non mi conosci a chi puoi voler bene?

A te che riceverai questi auguri prima che te li faccia qualsiasi altra persona … Ma solo per darti l’ultimo smacco…perché io di te conosco tutto ma tu di me nulla.

E dal nulla non può crescere nulla…tutto esisteva solo perché lo sognavo e lo desideravo io…adesso non più… Gli occhi e la mente si sono aperti mentre per te ho chiuso definitivamente il cuore…

Perché come diceva De Andrè dai diamanti non nasce niente… Ma figuriamoci dalla merda!

 

 

Non ti arrendere…segui le tue passioni

Standard

Inizia settembre….l’autunno…le giornate  corte e le mattine nebbiose

Inizia settembre…ricerca di una passione perduta…kilometri percorsi e strade sconosciute

Inizia settembre e per fortuna ho ritrovato la speranza di coltivare ciò che amo di più fare

BAILAR!!!!!!!!

Flamenco

immagine tratta da http://www.xn--cos-8la.com/cose-il-flamenco/
 

E quella sera fredda di settembre, tornando a casa leggo questa poesia

MARIO BENEDETTI NO TE RINDAS

Non ti arrendere, c’è ancora tempo
per  arrivare e ricominciare
accettare le tue ombre
seppellire le tue paure
liberarti del fardello
riprendere il volo.

Non ti arrendere perché questo è la vita
continuare il viaggio

perseguire i sogni
sciogliere il tempo
togliere le macerie
e scoperchiare il cielo.

Non ti arrendere, per favore non cedere
malgrado il freddo bruci
malgrado la paura morda
malgrado il sole si nasconda
e taccia il vento
c’è ancora fuoco nella tua anima
c’è ancora vita nei tuoi sogni

Perché la vita è tua e tuo anche il desiderio

perché l’hai amato e perché ti amo

Ed io no, non mi arrendo e percorro questi 200 kilometri  al giorno in mezzo alla nebbia, in mezzo alla pioggia, dopo una giornata di duro lavoro, e solo per pura e incondizionata PASSIONE!

EMPEZAMOS YA!!!!!

SUCCEDE UNA MATTINA CHE TI SVEGLI…

Standard

Succede che una mattina ti svegli e vedi che fuori non piove più

E allora ti chiedi – beh? Che è successo?

Ecco, quella mattina successe a me che da tanto tempo non amavo, ma forse non per chissà , ma non per chissà quale motivo non amavo e manco lo sapevo il motivo preciso, ma forse si che lo sapevo: che senso poteva avere per me l’amare se non amare che te?

Quella mattina io avevo una gran voglia di dirti – ti amo – , almeno credo.

Quanto mi manchi amore mio.

Certo, io lo sapevo già dentro di me di questa cosa che mi manchi ma l’ho capito bene solo quando fuori ha smesso di piovere e a me mi giocava il cuore.

E’che prima avevo la scusa per non vedere il sole, pioveva, mica era colpa mia, ma le nuvole ora sono andate via portandosi dietro tutte le scuse.

Ok, tu non ci sei, ok, ma va bene, va bene anche se va male, va bene perché io ti amo lo stesso.

C’è come un diario che ho chiuso nel petto, sento che devo tirarlo fuori e devo farlo senza schemi se non gli schemi che mi porto nl cuore.

Ah, Mannaggia mannaggia, mannaggia al cuore che non sa far calcoli ma che pure spesso sbaglia i conti.

Ma io non ero riuscito a dirti quel ti amo.

Era una primavera quando andasti via, lo ricordi?

Io cercavo di farmi forza, la vita andava avanti sentivo dirmi da tutti.

Quando te ne sei andata io mi sono un po’ rincoglionito.

Mi persi, diciamo la verità, perdendoti io mi persi.

E tu?

Ah! No scusa, non volevo chiederti se anche tu ci sei rimasta male, era un e tu come come stai? Roba del genere insomma, un e tu cosa fai ora? Che stai facendo adesso, adesso è in questo momento, che stai facendo in questo momento? Non mi interessa cosa stai facendo nella cita, io non ci sono più nella tua vita, cosa vuoi che mi importi?

Sicuramente starai facendo tante cose belle, bellissime, ma a me importa adesso, adesso adesso mi importa, adesso in questo momento. Io adesso ti sto pensando facendomi del male. Io vorrei non pensarti ed averti invece qui, qui vicino a me.

Ma non ci sei.

Non voglio pensarti ma non lasciarmi solo. Non andare via anche dai miei sogni.

Tu dolce ferita mi tagli il cuore, m io sorrido sai? Non mi fa male questo maledetto male. Sorrido perché dentro ci sei te e ti vedo, almeno posso vederti. Ti vedo pure che dai un bacio a quelli li e questo un po’ a dirti il vero mi fa incazzare.

Ma tu non lasciarmi lo stesso, tienimi con te pure se sono incazzato.

Tienimi con te.

Non mi fa male la ferita al cuore, no, non mi fa male, sei tu che non ci sei, non andare via oltre.

A volte mi sento tanto forte da poterti dire che non esisti senza di me. Ma non è vero sai? E’ che ci provo ad andare avanti, bisogna comunque provarci o almeno provo a convincermi che bisogna provarci.

Fossi riuscito a dirti ti amo oggi me ne fotterei della pioggia che smette o che non smette, facesse cosa cavolo vuole la pioggia, fossi riuscito a dirti ti amo io ora non sarei qui a pensare a dimenticarti senza cancellarti.

Sei incancellabile tu.

Sei come quelle macchie di inchiostro sul taschino della camicia, solo che sulla camicia ci puoi mettere una giacca, un maglioncino, ma su di te cosa ci posso mettere?

Charles Bukowski

L’ONDA E IL MARE

Standard

image

Un giorno l’onda chiese al mare: “mi vuoi bene?”. Ed il mare le rispose: “Il mio bene è così forte che ogni volta che t’ allontani verso la terra io ti tiro indietro per riprenderti tra le mie braccia. Senza te la mia vita sarebbe insignificante. Sarei un mare piatto, senza emozione. Tu sei l’ essenza del mio esistere.”.L’onda fu felice. Tra le braccia del mare.
Facendo finta, ogni volta di volare via, per dare quel senso di precarietà alle cose, per renderle preziose. Ed ogni volta il mare la riprendeva, con le sue braccia grandi, per riportarla a sé.Raccontano che una notte la luna illuminava il mondo, e l’onda bianca lentamente, in un ballo infinito, scivolava tra un prendersi e un lasciarsi, col mare che stendeva le braccia per poi ritirarle, facendo finta a volte di non poterlo fare, perché l’onda potesse assaporare anch’ essa quella precarietà che rende le cose preziose.L’onda ed il mare sono ancora lì, nel gioco infinito delle emozioni. E fanno finta che sarà l’ultima volta che l’onda partirà verso la terra, per non tornare più, ma poi, alla fine, è più forte su tutto il bisogno di riprendersi. Nel sogno di un bene senza fine.
(Tony Kospan) 

COME SI STA SENZA DI ME

Standard
DANZA SOTTO LE STELLE

DANZA SOTTO LE STELLE

Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me.

Io non sono mai stata senza di me e quindi non lo so.

Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronta lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene.

Forse si sta meglio, o forse no.

Però mi e venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te.

Perchè sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così.

Ho addirittura dimenticato me stessa per poter ricordare te.

Søren Kierkegaard

 

Me lo sono chiesta tante volte come si stava senza di me…
…io sapevo come stavo senza di te
e quanto mi mancavi e quanto desideravo che quelle giornate passate assieme tornassero.
Ora è tardi… come si stava senza di me??
…Boh e chi lo sa, forse anche bene…
…ma io senza di te…
ho dimenticato me stessa
 
 
Le stelle che amavi tanto...le tengo ferme per donartele di nuovo...nei miei sogni

Le stelle che amavi tanto…le tengo ferme per donartele di nuovo…nei miei sogni

ESPERIENZA DELLA MORTE

Standard
« Io giro intorno a Dio, intorno all’antica torre – e giro per millenni e ancora non so, se sono un falco, una tempesta o un lungo canto. »
(Rilke)

Ringrazio il mio amico Francescone per avermi fatto conoscere questo poeta, drammaturgo  austriaco fin ora a me sconosciuto

ESPERIENZA DELLA MORTE

“Nulla sappiamo di questo svanire
che non accade a noi. Non abbiamo ragioni
– ammirazione, odio oppure amore –
da mostrare alla morte la cui bocca una maschera

di tragico lamento stranamente sfigura.
Molte parti ha per noi ancora il mondo. Fino a quando
ci domandiamo se la nostra parte piaccia,
recita anche la morte, benché spiaccia.

Ma quando te ne andasti, un raggio di realtà
irruppe in questa scena per quel varco
che tu ti apristi: vero verde il verde,
il sole vero sole, vero il bosco.

Noi recitiamo ancora. Frasi apprese
con pena e con paura sillabando,
e qualche gesto; ma la tua esistenza,
a noi, al nostro copione sottratta,

ci assale a volte e su di noi scende come
un segno certo di quella realtà;
tanto che trascinati recitiamo
qualche istante la vita non pensando all’applauso.”

 

SEZIONE AUREA

Standard
Autore:  Bhikkhu Mahapañño

La proporzione armonica di un stella marina,

appoggiata sulla riva, divide

la spiaggia dalle acque, fulcro

di un nuovo mondo, nato

dall’uomo di Leonardo, evoluzione

delle spirali logaritmiche delle conchiglie,

rintracciabili anche nelle rotondità del Pantheon,

forse negli spigoli della Piramide di Cheope,

sicuramente fra gli spazi aperti del Partenone.

E’ la natura che diviene Arte,

il Sacro che si manifesta:

1,618…è la sezione aurea.

Una ricerca universitaria ha recentemente rilevato

che coloro che hanno un rapporto tra pressione arteriosa,

massima e minima, pari a 1,618,

vivono più a lungo.

Più a lungo per invecchiare e rimanere soli,

sulla sabbia d’inverno, davanti al subbuglio
di un mare ed in mano una stella spezzata,

in tasca un’immagine ingiallita

dell’uomo perfetto che potevano essere,

gusci vuoti, in vista del solito silenzio.

Suonano le alte canne d’organo

che si innalzano decise verso il cielo

con le loro esoteriche misure melodiche,

cantano gli schiavi che costruiscono i templi,

gli stessi che matematicamente sperano

e con la forza di una ragione, pregano.

Ed io calcolo

la differenza fra 1,618 e il mio mondo

dove il sangue scorre su rapporti incerti,

sognando i più elementari numeri primi

divisibili solo per uno e per se stessi.

 

Bhikkhu Mahapañño è un monaco italiano del Monastero Buddhista Santacittarama di Frasso Sabino, in provincia di Rieti. Precedentemente conosciuto come anagarika Luca è nato ad  Arezzo il  21 Gennaio 1971 ed è divenuto bhikkhu il 21 Luglio 2004.

 

LIVE ONE DAY AT A TIME – A TO ZEN OF LIFE

Standard

Immagine

Queste lezioni di vita del Dalai Lama possano essere un promemoria per aiutarvi a vivere al meglio ogni singolo giorno

Avoid negative sources, people, places and habits
Believe in yourself
Consider things from every angle
Don’t give up and don’t give in
Everything you’re looking for lies behind the mask you wear
Family & friends are hidden treasures, seek them and enjoy their riches
Give more than you planned to
Hang on to your dreams
If opportunity doesn’t knock, build a door
Judge your success by what you had to give up in order to get it
Keep trying no matter how hard it seems
Love yourself
Make it happen
Never lie, steal or cheat
Open your arms to change, but don’t let go of your values
Practice makes perfect
Quality not quantity in anything you do
Remember that silence is sometimes the best answer
Stop procrastinating
Take control of your own destiny
Understand yourself in order to better understand others
Visualize it
When you lose, don’t lose the lesson
Xcellence in all your efforts
You are unique, nothing can replace you
Zero in on your target & go for it

HAPPY VESAK DAY

Standard

 

 

Il Vesak è la ricorrenza in cui si celebrano la nascita, l’illuminazione e la dipartita di Buddha Shakyamuni. Si tratta della festa buddhista più importante, festeggiata dai buddhisti di tutto il mondo e di tutte le tradizioni.

Nel mondo buddista non esiste un calendario comune e uniforme, alcune feste vengono celebrate secondo date fisse, altre seguono le fasi lunari e quindi variano di anno in anno e cadono generalmente nella luna piena.


Le festività collegate agli avvenimenti della vita del Buddha ricorrono spesso in giorni diversi nei vari paesi e alcune festività esistono solo localmente. Ogni paese, inoltre, tiene conto anche di calendari e riti indigeni, degli avvenimenti storici locali e del calendario cristiano.
Per alcuni la Festività è circoscritta al pleniluno e giorni circostanti, per altri invece riguarda l’intero mese. Il calendario buddista è lunare, quindi i giorni delle festività cambiano ogni anno, rispetto al nostro calendario solare, secondo le fasi dei pleniluni e noviluni.

Per la scuola Theravada:
(l’unica sopravvissuta delle 18 scuole di cui era costituita l’originaria corrente Hinayana), il capodanno è il novilunio di aprile ed il Vesak cade nel 15º giorno (plenilunio) del secondo mese lunare (il mese di Vaisakha ) che ha inizio tra il 14 aprile e il 14 maggio. La celebrazione del Vesak cade quindi generalmente in maggio e viene celebrata in occasione del plenilunio.

Per la scuola Mahayana,
il capodanno (la festa del Buddha Maitreya) si celebra il novilunio che cade alla fine di gennaio o all’inizio di febbraio. Le feste più importanti sono: la festa dell’Illuminazione di Buddha, alla fine di dicembre o all’inizio di gennaio.
Il Vesak corrisponde alla festa della nascita di Buddha e viene celebrata una settimana prima del plenilunio di maggio.

Per la Tradizione Tibetana:
diffusa in Tibet e Mongolia, l’anno tibetano ha 360 giorni, suddivisi in 12 mesi di 30 giorni ciascuno. La luna nuova segna sempre l’inizio di un mese, mentre la luna piena segna sempre il 15° giorno del mese. Per bilanciare i 354 giorni del ciclo lunare con i 360 giorni del calendario, è previsto un sistema complesso di giorni mancanti (tsi chad-pa) e di giorni ripetuti (tsi lhag-pa).
L’anno tibetano ha inizio con la luna nuova di Febbraio, e il Vaishakha, chiamato Saka Dawa, è il quarto mese del Calendario Tibetano.
Il 15° giorno di tale mese, che corrisponde al plenilunio che cade tra la fine di maggio e la prima metà di giugno, la scuola Buddista Tibetana celebra il Vesak chiamato Saka Dawa.
In ogni caso, nella Tradizione Tibetana, la commemorazione del Vesak / Saka Dawa non si esaurisce unicamente al giorno del plenilunio, ma viene celebrata durante l’intero “quarto mese” ( saka dawa) ed ogni energia virtuosa accumulata in questo periodo si incrementa di un milione di volte.

Per l’UBI – Unione Buddhista Italiana:
in Italia, tutti i centri aderenti all’UBI (Unione Buddista Italiana insieme anche ad altri centri buddisti italiani) si sono accordati per semplicità di celebrare il Vesak l’ultimo fine settimana di maggio, ed è l’unica festività buddista ufficialmente riconosciuta anche dallo Stato italiano nel testo dell’Intesa.
Per l’Unione Buddhista Italiana il festeggiamento del Vesak è da sempre stato un appuntamento fondamentale: un momento di incontro tra i vari Centri e le rispettive comunità di praticanti, un’occasione di preghiera comune e di studio ed approfondimento del Buddismo e delle sue relazioni con la società italiana.
Per l’UBI, il Vesak è una festa che va ben oltre le barriere religiose rappresentando un’opportunità di maggior connessione con se stessi e con ciò che ci circonda, ed è per questa ragione che l’evento è aperto a tutti senza alcuna distinzione.
In India

In India il Vesak, chiamato Buddha Purnima or Buddha’s fool Moon viene celebrato il plenilunio del mese di maggio ed è una festa pubblica.

 

Nel buddismo, la cerimonia del Vesak viene celebrata in modi molto diversi, ma molte di queste pratiche sono di fatto universalmente diffuse.
Si tratta in ogni caso di una grande Festa religiosa, durante la quale i Buddisti hanno l’occasione di riaffermare la loro fede.
E’ un giorno speciale per la meditazione e per generare Amore e Compassione.

Il lato spirituale del Vesak è compiuto nei templi.
Giovani ed anziani indossano vestiti bianchi e vanno ai templi portando semplici offerte di fiori, candele e bastoncini d’incenso che mettono ai piedi del Buddha.
Si cantano mantra e si ripete la formula di Rifugio nei Tre Gioielli: Buddha, Dharma e Sangha.
Si riafferma la determinazione ad osservare gli 8 precetti:
1. non uccidere alcun essere vivente,
2. non rubare,
3. non compiere atti sessuali illeciti,
4. non dire menzogne,
5. non bere bevande inebrianti e droghe,
6. non mangiare cibo nei tempi non dovuti;
7. astenersi dal canto, dalla danza, dalla musica e da ogni spettacolo indecente; non ornare la propria persona con ghirlande, profumi e unguenti,
8. non usare sedili alti e lussuosi.
L’applicazione di questi precetti è differente per i devoti laici ed i monaci.
Ad esempio, riguardo al sesso, il laico sposato dovrà astenersi da alcune pratiche sessuali ritenute illecite ed ovviamente dal ricercare rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, mentre il monaco dovrà invece astenersi totalmente da qualsiasi attività sessuale. Viene fatta ritualmente dall’intera comunità per tre volte la circumambulazione dello stupa in ricordo dei Tre Gioielli, Buddha, Dharma e Sangha.

Nel giorno del Vesak, si evita in ogni modo di uccidere qualsiasi specie di vita e ci si alimenta esclusivamente in modo vegetariano.
In diversi paesi, soprattutto nello Sri Lanka, vengono dedicate due giornate alla celebrazione del Vesak, e per entrambe le giornate, per decreto governativo, vengono chiusi sia i negozi che vendono liquori che le macellerie. Uccelli ed animali vengono liberati a centinaia con un atto simbolico che rappresenta la liberazione di coloro che sono imprigionati.

Celebrare il Vesak significa anche portare felicità agli sfortunati, come gli anziani, i disabili, i malati, i senzatetto. Sia i fedeli, come anche i monasteri e varie associazioni, distribuiscono cibo ai poveri ed alloggi ai senzatetto. Si visitano le istituzioni caritatevoli come orfanotrofi, ospizi, ospedali e si portano offerte.

Il Vesak è anche un tempo per grande gioia e felicità, ma questa gioia non è espressa soddisfacendo i propri desideri personali, ma attraverso azioni fruttifere, come la decorazione ed illuminazione dei templi, la pittura e la creazione di bellissime rappresentazioni della vita di Buddha da condividere pubblicamente.

Nell’area di diffusione del buddhismo Theravada (Sri Lanka, Thailandia, Cambogia, Laos, Birmania), il Vesak è la festa più importante e sentita e si svolge durante il plenilunio del mese di maggio. L’apparire del giorno del Vesak viene annunciato con suono di tamburi e campane. È un giorno di festa in cui si organizzano cerimonie collettive, processioni attorno ai templi, incontri con i monaci e doni alla comunità.
Nei villaggi c’è l’abitudine di cucinare insieme il pasto da offrire ai monaci e da condividere con tutta la cittadinanza e gli ospiti.
Vengono recitate storie sui momenti salienti della vita del Buddha, si tengono spettacoli con danze e concerti. Gli eventi culturali hanno luogo ovunque; è un giorno in cui artisti di ogni genere hanno l’opportunità di mostrare il loro talento al pubblico.
Si investono tempo e denaro nel decorare le case e le strade con festoni e lanterne vesak.
Le lanterne vesak sono fatte di carta di riso di colori differenti, la misura e la forma delle lanterne varia da piccole, che vengono portate a mano, a gigantesche, che vengono appese agli alberi nei giardini e nei luoghi pubblici, e, riunite in grappoli, anche alle porte delle case. Queste lanterne sono molto colorate e bellissime quando sono illuminate dalle candele, poste all’interno. I bambini sono orgogliosi di fare queste lanterne e le portano in mostra nei quartieri vicini.
All’avvicinarsi della notte tropicale che viene piuttosto presto, le lampade vengono accese e scintillano illuminando i villaggi.

In Sri Lanka si costruiscono, inoltre, enormi figure di legno (vesak pandals) che rappresentano personaggi storici e mitologici del Buddismo e che raffigurano molti aspetti della tradizione buddista. Queste figure, ben dipinte e illuminate da lampadine elettriche colorate, sono erette lungo le strade e nei luoghi pubblici. I costi per la costruzione di queste figure sono a carico di sostegni pubblici o sponsor. Le persone si radunano affascinate di fronte a queste magnifiche immagini, visitandole ad una ad una. Alcune di queste figure sono animate ed includono un gioco con musica e dialogo.
In Sri Lanka la festa Vesak è significativa perché è una festa nazionale e le celebrazioni iniziano molti giorni prima della festa. Le principali città sono sempre i luoghi meglio decorati e addobbati e la capitale, Colombo, è una delle aree più visitate. Masse di persone affollano questi luoghi, provenendo da tutte le parti dell’isola. Soprattutto la sera le persone escono per vedere le celebrazioni, molte di loro camminano a lungo per ammirare le lanterne e le immagini, per comprare souvenir, cibo e bevande. Ci sono anche piccoli gruppi di persone che approntano bancarelle di bevande sulla strada e forniscono bevande gratis ai passanti.

Tutti questi festeggiamenti, l’accensione di lumi, candele, lanterne, lo sventolio di bandiere, le processioni, gli spettacoli, i canti, la liberazione di uccelli, ecc., non modificano però il senso profondamente sacro della festa. La gente si veste assai sobriamente e di bianco, le donne non indossano gioielli né si truccano e dopo il pasto di mezzogiorno nessuno assume più cibo solido, alla maniera dei monaci. Vengono recitati sutra e cantate fino a notte fonda strofe pronunciate dal Buddha, e ovunque nei templi le persone si raccolgono in meditazione.

Infatti, l’insegnamento lasciato dal Buddha è di renderli omaggio non tanto con fiori, incensi e candele, quanto piuttosto attraverso la messa in pratica dei suoi insegnamenti.
Ed è questo che fanno i buddisti durante il Vesak, rinnovano il loro impegno a seguire una vita nobile, a purificare la loro mente, a praticare l’amore compassionevole e a portare pace ed armonia all’umanità.

In Italia,
tutti i centri aderenti all’UBI (Unione Buddista Italiana insieme anche ad altri centri buddisti italiani) si sono accordati per semplicità di celebrare il Vesak l’ultimo fine settimana di maggio.
Viene celebrato con una cerimonia religiosa condotta dai rappresentanti delle diverse scuole buddiste presenti sul territorio italiano.
Inoltre, ogni anno, in occasione del Vesak, viene organizzato un meeting su un determinato tema, con il contributo di esponenti di tutte le scuole, manifestazioni artistiche e insegnamenti spirituali.
È un momento di incontro tra i vari Centri e le rispettive comunità di praticanti, un’occasione di preghiera comune e di studio ed approfondimento del Buddismo e delle sue relazioni con la società italiana.
È una festa che va ben oltre le barriere religiose rappresentando un’opportunità di maggior connessione con se stessi e con ciò che ci circonda, ed è per questa ragione che l’evento è aperto a tutti senza alcuna distinzione.

UNA STRADA CON UN CUORE

Standard

DON JUAN: «Para mi solo recorrer los caminos que tienen corazon, cualquier camino que tenga corazon. Por ahi yo recorro, y la unica prueba que vale es atravesar todo su largo. Y por ahi yo recorro mirando, mirando, sin aliento.»

TRADUZIONE: «Per me c’è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l’unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.»

«Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione. Per raggiungere una chiarezza del genere devi condurre una vita disciplinata. Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada e che non c’è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o dall’ambizione.»

«Ti avverto. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa è una domanda posta solo da un uomo molto vecchio. Il mio benefattore me l’ha detta una volta quando ero giovane, e il mio sangue era troppo vigoroso perché la comprendessi. Ora la comprendo. Ti dirò che cosa è: “Questa strada ha un cuore?” Tutte le strade sono uguali; non portano da alcuna parte. Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha adesso un significato.”Questa strada ha un cuore? Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha non serve a niente. Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l’altra no. Una porta un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L’altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l’altra ti indebolisce.»

Carlos Castaneda, Gli Insegnamenti di don Juan