LO SCAFANDRO E LA FARFALLA

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“c’è nello spazio una chiave per aprire il mio scafandro? Una metropolitana senza un capolinea? Una moneta abbastanza forte per riscattare la mia libertà?  Bisogna cercare altrove, ci vado”

Con questa frase finisce il libro “lo scafandro e la farfalla” di Jean-Dominique Bauby, una storia vera in cui il protagonista detta le sue emozioni con l’unico legame che gli resta con il mondo esterno, il suo occhio sinistro. Si, l’unico, perché Bauby dopo il risveglio dal coma non può più parlare, muoversi, mangiare e respirare senza aiuto, l’unica parte che può controllare è il suo occhio sinistro, con cui comunica sbattendo la palpebra secondo un preciso codice.

Quando in rianimazione giungono ragazzi in coma ho un gran disagio, soprattutto quando in coma vigile. Quegli occhi assenti che guardano il vuoto, quel corpo “disarticolato” bisognoso di cure, il respiratore che scandisce ogni atto respiratorio, la vita di un ragazzo interrotta chissà per quanto…

Ultimamente abbiamo avuto un caso di danno assonale diffuso, un ragazzo giovane a cui dopo un incidente con la moto e aver fatto tutti gli accertamenti del caso avevano dato poche possibilità di ripresa.

Il ragazzo è in coma vigile, ma qualcosa in quegli occhi mi dice che ce la farà…

Molti mi prendono per pazza

Ne ho visti di ragazzi in coma, conosco il loro sguardo gelido…i suoi occhi invece mi parlano…ecco perché mi è tornato in mente questo libro che ho letto diversi anni fa, quando ho iniziato il mio percorso di infermiera in rianimazione…come una farfalla che è rinchiusa nel suo bozzolo questo ragazzo sta aspettando il momento giusto per aprire le sue ali…

Così giorno dopo giorno ho visto questi occhi farsi sempre più limpidi, ora ti seguono, stanno dicendo “Eccomi ci sono…aiutami perché non riesco a controllare il mio corpo, se non il mio sguardo che ti segue e ti chiede una mano”…poi inizia a orientare oltre lo sguardo anche la testa…”ora si, riesco a vederti anche se entri dalla porta del box dove come in un acquario ormai vivo aspettando giorni migliori”.

Vado in ferie, e al mio rientro riesci a comunicare, a semplici domande riesci a dirmi di si o di no con una stretta di mano e un cenno della testa. Muovi solo la parte destra del tuo corpo, ma la fisioterapia farà sicuramente il resto così con il passare dei giorni i tuoi movimenti si sono coordinati sempre di più e la parte destra sta cominicando a riprendere forza, hai cominciato anche a mangiare e ti sei tolto quel sondino al naso che ti dava così fastidio…tanto ora mangi a cosa ti serve??

E poi…il respiro…hai cominciato a respirare senza l’aiuto della macchina, così dopo pochi giorni ti abbiamo tolto quell’”annesso” respiratorio artificiale, che ormai sarà solo un brutto e triste ricordo.

Non dimenticherò mai quel giorno quando con le lacrime agli occhi ti abbiamo chiesto di parlare, di dirci qualsiasi cosa, anche una parolaccia, un solo timido ciao, e invece la tua prima frase è stata “Voglio andare a casa”…e oggi hai fatto il passo successivo verso il rientro alla tua quotidianità…sei uscito dalla rianimazione…la strada sarà ancora lunga, dovrai riprenderti sia nel corpo che nell’anima. Ma sei giovane, forte e bello…ce la farai sicuramente…e sarai un dolce ricordo nella mia mente in questo luogo dove non sempre ragazzi come te ce la fanno.

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