Archivio mensile:luglio 2012

IL RITO DELLA VESTIZIONE

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In rianimazione c’è il rito della vestizione…

Non mi riferisco alla vestizione del rianimatore/anestesista di turno per le pratiche eseguite in asepsi, ma del rito per indossare la divisa verde che sarà il terreno di coltura e di scambio dei germi multi resistenti della giornata.

La divisa dell’infermiere della rianimazione è così composta:

1. pantalone verde

2. casacca verde

3. maglia bianca

4. cartellino di riconoscimento

5. penne, matite evidenziatori di vari colori e forme e l’immancabile calcolatrice trafugata da qualche collega (ne gira una per tutto il reparto che viene passata da turno a turno e che non torna mai al legittimo proprietario che la cerca disperatamente)

Il rito di mattina inizia alle h 06.45, entri in reparto e gia dall’odore e dai vari rumori di sottofondo capisci come sarà la  mattinata, quindi ti dirigi verso lo spoiatoio… In rianimazione non abbiamo delle divise assegnate, ma c’è uno scaffale dove sono disponibili tutte le taglie che la lavanolo produce, unico problema è che la taglia scelta non sempre corrisponde a quella che realmente indossi, così che un giorno ti ritrovi con una “L” che neanche Barbie riuscirebbe a calzare e a volte la stessa taglia corrisponde a quella di un Watusso. Inizia così il rito vero e proprio che è quello di rovistare tra le varie “L” quella che realmente sia la ” L” giusta per te, ti trovi quindi in mezzo a pantaloni di ogni sorta e dopo 5 minuti ne tiri su 2 o 3 che risultano il giusto compromesso tra lunghezza, larghezza e elastico della giusta estensione.

Ora che è estate di solito la casacca sopra non la porto mai, fa troppo caldo, anche nonostante l’aria condizionata…penserete “allora si fa prima!” e no perchè bisogna scegliere la maglia che non stringa nei punti critici, che nel caso in questione è il seno!! E quindi anche per quanto riguarda la maglia se ne tirano su 2 o 3 che possano fare da vaso ben capiente ai gerani che mi trovo a portare in giro.

Ultimo tocco è il  “ciappino” per i capelli

e le penne da mettere dentro un’arcella, perchè addosso nelle tasche non restano mai, finiscono sempre tutte dentro i letti.

Quante volte ho detto al cielo io…voglio solo scendere (in musica ciò che sento)

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“Quel matto son io 
che vorrebbe un cappello piu’ grande
ed un paio di mani piu’ attente
che nascondan bene perfino alla gente
il segreto  di quel che son io”

 

“Sono un peso per me stessa  sono un vuoto a perdere.”

 

 

“Mi sento camminare appesa a un filo in mezzo a un temporale”

“Per trovare un equilibrio e restare appesi a un filo senza mai cadere giù.
Cancellare le distanze, affrontare le paure, tutto quel dolore.”

“e ora che non ho

piu’ nulla da temere

dentro queste mura
la solitudine
ha occupato ogni angolo
di stanza vuota
come la polvere
che sporca pure me”

“sono rami le ossa 
e una foglia è già morta
non arriva più l’aria
alla testa
che importa”

 

 

“Però lo sai non credo tu sia l’uomo giusto

perchè siamo diversi proprio in tutto,
anche se di te ogni cellula è presente,
ma questo attimo non è per sempre
e non c’è niente da capire,
così come inizia può finire
Sarò sincera io non credo che sia giusto
fare finta che sia tutto a posto,
non penso proprio che sia leale
far credere a tutti che è normale,
perchè non c’è niente da capire,
così come inizia può finire.”

“vorrei poterti dire
che son stanco da morire
e non voglio più restare,
almeno lasciami il perdono
di un singhiozzo e non di un pianto
io non so gridare..
canto! ”

Quante volte ho detto al cielo…io…voglio solo scendere

SEZIONE AUREA

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Autore:  Bhikkhu Mahapañño

La proporzione armonica di un stella marina,

appoggiata sulla riva, divide

la spiaggia dalle acque, fulcro

di un nuovo mondo, nato

dall’uomo di Leonardo, evoluzione

delle spirali logaritmiche delle conchiglie,

rintracciabili anche nelle rotondità del Pantheon,

forse negli spigoli della Piramide di Cheope,

sicuramente fra gli spazi aperti del Partenone.

E’ la natura che diviene Arte,

il Sacro che si manifesta:

1,618…è la sezione aurea.

Una ricerca universitaria ha recentemente rilevato

che coloro che hanno un rapporto tra pressione arteriosa,

massima e minima, pari a 1,618,

vivono più a lungo.

Più a lungo per invecchiare e rimanere soli,

sulla sabbia d’inverno, davanti al subbuglio
di un mare ed in mano una stella spezzata,

in tasca un’immagine ingiallita

dell’uomo perfetto che potevano essere,

gusci vuoti, in vista del solito silenzio.

Suonano le alte canne d’organo

che si innalzano decise verso il cielo

con le loro esoteriche misure melodiche,

cantano gli schiavi che costruiscono i templi,

gli stessi che matematicamente sperano

e con la forza di una ragione, pregano.

Ed io calcolo

la differenza fra 1,618 e il mio mondo

dove il sangue scorre su rapporti incerti,

sognando i più elementari numeri primi

divisibili solo per uno e per se stessi.

 

Bhikkhu Mahapañño è un monaco italiano del Monastero Buddhista Santacittarama di Frasso Sabino, in provincia di Rieti. Precedentemente conosciuto come anagarika Luca è nato ad  Arezzo il  21 Gennaio 1971 ed è divenuto bhikkhu il 21 Luglio 2004.