Archivio mensile:aprile 2012

LETTERA APERTA A DIO

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Se ti scrivo sicuramente è perchè la mia disconnessione mentale è arrivata veramente a livelli stratosferici…

Quindi visto che non me la posso riprendere con nessuno me la riprendo con te visto che ormai da tempo non ti conosco più e sono sempre più straconvinta della tua non esistenza.

Non capisco come fa certa gente a dire aggrappati alla fede, prega, quando dall’altra parte non c’è nessuno, e se anche ci mettessi il beneficio del dubbio, beh devo dire mio caro dio che se devo aggrapparmi a te devo sperare, a quanto pare, che tu non stia facendo altro, come ad esempio moltiplicare pani e pesci o resuscitare i morti viventi.

Aiutati che dio ti aiuta diceva mia nonna,

e no,

non è proprio cosi

aiutati da sola che tanto dio non c’è e se c’è è temporanemente occupato se non perennemente direi, nel fare qualcos’altro.

Come si fa a credere nella tua esistenza se poi ci sono i bambini che muoiono di fame, di patologie ancora sconosciute, bimbi appena nati con tumori devastanti che muoiono ancor prima di poter deliziare del calore del sole in un giorno di primavera… dicono che ci metti alla prova, gia la vita di per se è una prova di immenso coraggio, ogni mattino che ti svegli devi lottare per vivere, ogni decisione che prendi ti condizionerà per il resto dei giorni, combatti gia all’interno del grembo materno cosa devi ancora provare? Quanto è grande la mia fede nei tuo confronti?? Non ti sembra di essere un pò troppo egocentrico?

Togli la maschera caro dio, sei solo un essere umano come me che ha fatto credere al mondo intero di essere un messia, ha promesso paradisi perduti dove vivere per l’eternità, tanto chi si è mai risvegliato dalla morte ed ha potuto smentirti. Non mi freghi più mio caro, sei un dilettante, hai dato l’ultimo colpo di coda in questi giorni. Riprenditi dietro i tuoi angioletti di bambina, i tuoi paradisi, le favolette della buonanotte che mi racconta la mamma dove tu eri il buono, il giusto e il caritatevole. Se esistessi di certo questi non sono gli aggettivi giusti per te.

Con rabbia e rancore spero di non incontrarti mai più sulla mia strada, finiremmo sicuramente per litigare

UNA STRADA CON UN CUORE

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DON JUAN: «Para mi solo recorrer los caminos que tienen corazon, cualquier camino que tenga corazon. Por ahi yo recorro, y la unica prueba que vale es atravesar todo su largo. Y por ahi yo recorro mirando, mirando, sin aliento.»

TRADUZIONE: «Per me c’è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l’unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.»

«Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada; se senti che non dovresti seguirla, non devi restare con essa a nessuna condizione. Per raggiungere una chiarezza del genere devi condurre una vita disciplinata. Solo allora saprai che qualsiasi strada è solo una strada e che non c’è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nel lasciarla andare se questo è ciò che il tuo cuore ti dice di fare. Ma il tuo desiderio di insistere sulla strada o di abbandonarla deve essere libero dalla paura o dall’ambizione.»

«Ti avverto. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa è una domanda posta solo da un uomo molto vecchio. Il mio benefattore me l’ha detta una volta quando ero giovane, e il mio sangue era troppo vigoroso perché la comprendessi. Ora la comprendo. Ti dirò che cosa è: “Questa strada ha un cuore?” Tutte le strade sono uguali; non portano da alcuna parte. Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha adesso un significato.”Questa strada ha un cuore? Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha non serve a niente. Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l’altra no. Una porta un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L’altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l’altra ti indebolisce.»

Carlos Castaneda, Gli Insegnamenti di don Juan

TIBET FREE

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ImmagineLa situazione in Tibet in questi ultimi anni è andata peggiorando.

Oggi le condizioni di vita di questo meraviglioso paese sono terribili e come ultimo e disperato tentativo di farsi ascoltare, 29 persone, nell’ultimo anno, hanno scelto un gesto estremo e sconvolgente per mostrare al mondo la loro disperazione: si sono lasciate morire tra le fiamme

ASIA Onlus dal 1988 opera per la conservazione dell’identità e del patrimonio
storico e culturale dei popoli dell’area himalayana, con particolare attenzione
al popolo Tibetano e alle minoranze etniche che rischiano di scomparire.
A tal scopo promuove processi di sviluppo economico sociale e sanitario che
pongono al centro le popolazioni locali con le proprie risorse umane, culturali
ed ambientali.
In occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi è possibile
destinare il 5×1000 ad ASIA Onlus e sostenere il popolo tibetano con una
semplice firma, un’azione facile che non costa nulla.

Se si compila la dichiarazione dei redditi mediante il Modello UNICO 2011
Persone Fisiche oppure il Modello 730-1 bis è sufficiente:
• mettere la propria firma nello spazio apposito denominato
SCELTA PER LA DESTINAZIONE DEL CINQUE PER MILLE DELL’IRPEF – Sostegno del
volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni
di promozione sociale, delle associazioni e fondazioni
• inserire, dove richiesto, il Codice Fiscale di ASIA Onlus: 03556801003

http://www.asia-ngo.org

FACCIAMO CANDY CANDY?

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Quand’ero bambina il cartone che mi paceva più di tutti era Candy Candy.

.

 

Anche Heidi non mi dispiaceva, sai com’è, visto che ero nata tra i monti mi stava un bel po’ simpatica, anche se devo dire la verità, a me i monti non mi sorridevano ne tanto meno le caprette mi facevano CIAO, forse il suo caro nonnino le passava sotto banca qualcosa di più buono dell’ovetto bucato appena uscito dal culo della gallina e del latte caldo appena munto che invece mi faceva ingurgitare il mio di nonno

 

 

Ma torniamo alla nostra “croce rossina” Candy Candy…

Poverina, era una portatrice sana di sfiga nera:

  1. I genitori erano morti perciò lei era cresciuta in un orfanotrofio;
  2. Quando finalmente viene adottata trova la compagnia di Iriza e Neal che sono più perfidi della matrigna e le sorellastre di Cenerentola messe insieme;
  3. Tutti i suoi amici e spasimanti vengono contagiati dalla sua sfiga così che:
    • Anthony cade da cavallo e crepa;
    • Steve precipita con un aereo e quasi crepa;
    • Terence per poco non crepa sotto un’impalcatura;
    • Susanne rimane storpia;
    • Albert perde la memoria e a lei tocca lavorare anche da casa (primo esempio di tele lavoro);
    • I suoi pazienti dopo averla incontrata e essere diventati più buoni e felici crepano, così che i suoi colleghi non fanno altro che grattarsi tutto il giorno, ma tutto ciò non basta perché il suo collega Flammy crepa in Crimea.

E quindi, Candy Candy che cazzo c’avrà mai da ridere?

Un’altra sfiga di Candy Candy è quella di essere un bel po’ bruttina: lentigginosa, capelli crespi di un biondo canapa indefinito, gambe a tronchetto della felicità ed indossa sempre da quando è nata due fiocconi rossi che adesso saranno pieni di forfora, gli stivaletti e il vestitino bianco e rosso da marinaretta, insomma un cesso…

Ma nonostante questo cuccava da paura, se la litigavano praticamente tutti dal ragazzino al vecchio bavoso, ma soprattutto quel gran figone di Terence.

Sfido qualsiasi femminuccia della mia età a non aver avuto un po’ di invidia

per quell’abbraccio in cima alle scale e a non essersi chieste come mai nella vita normale le sfigate bruttine non se le incula mai nessuno mentre Candy Candy aveva uno sciame di sbavoni al seguito, tra cui il più bello del reame: Terence appunto.

E allora oggi ripensando a tutto questo ho capito perché ho scelto di fare l’infermiera…

Dovevo vendicarmi di Candy Candy rea non solo di aver

baciato Terence, il mio sogno di bambina, ma anche di averlo poi regalato ad una più sfigata di lei!

Terence lascia Susanne, sono qui che ti aspetto!!!!!!

I 10 smoccolamenti

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Stamattina la mia cara colleguccia di cazzate mi ha regalato il primo sorriso delle 7.00 con questo messaggio:

I suoi 10 comandam….emh smoccolamenti

1 ONORA IL PADRE E LA MADRE ( SANS E SIGNORA) ”

2 NON RUBARE LE CALCOLATRICE AGLI ALTRI,

3 NON ONORARE ALTRI MEDICI ALL’INFUORI DI GATTA,

4 NON MENTIRE SULLE PVC,

5 NON COMMETTERE ATTI IMPURI CON I DOTT,

6 NON DESIDERARE SANS NEL GIORNO IN CUI è DELLE ALTRE,

7NON ARRABBIARTI SE LA TAC è ALLE 12:45,

8 NON SPOSTARE IL PRONTUARIO,

9 NON CONTROLLARE GLI STUPIDI DA SOLA,

10 SE QUALCUNO TI FA UNA PERETTA PORGI L’ALTRA NATICA

LA GARA DI CANOA

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Una AUSL italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di otto uomini.

Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivo’ il giorno della gara ciascuna squadra era al meglio della forma, ma i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro.

Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra.

Il top management decise che si sarebbe dovuto vincere l’anno successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema.

Il gruppo di progetto scopri’ dopo molte analisi che i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano.

In questa situazione di crisi il management dette una chiara prova di capacita’ gestionale: ingaggio’ immediatamente una società di consulenza per investigare la struttura della squadra italiana.

Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra c’erano troppe persone a comandare e troppe poche a remare.

Con il supporto del rapporto degli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra. Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei super visori e uno ai remi.

Inoltre si introdusse una serie di punti per motivare il rematore: “Dobbiamo ampliare il suo ambito lavorativo e dargli più responsabilita’ “.

L’anno dopo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri.

L’ausl  italiana licenzio’ immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro, ma nonostante ciò pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato.

La società di consulenza preparo’ una nuova analisi, dove si dimostrò che era stata scelta la giusta tattica, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato.

Al momento l’ausl  italiana e’ impegnata a progettare una nuova canoa.

OGGI E’ PRIMAVERA

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…da un mio vecchio posto…

…da un mio vecchio blog….

….un anno fa….

A volte finisci un turno di lavoro stressato e depresso…ti chiedi ma chi me lo ha fatto fare???

Il signore del letto 1 che ti ha tirato scema con le sue richieste più disparate, quello del letto 2 che aspetta un tubo in gola che tarda ad arrivare perchè finchè non si arriva allo sfinimento fisico non va bene intubare le persone, il signore del letto 3 che ormai ci prende la residenza in rianimazione visto che sono 4 mesi che è li, la signora del letto 4 ieri con una gamba in meno, la signora del letto 5 rianimata gia due volte in 3 giorni e che è spacciata, il signore del letto 6 che con il suo secondo ingresso ha vinto una tracheo nuova di zecca, il ragazzo del letto 7 che ha preso veramente la residenza in rianimazione in quanto apolide e che sta aspettando da un mese un posto in una riabilitazione e quindi è parcheggiato li sempre più attorcigliato su se stesso, il signore del letto 8 con 40 di febbre e la signora del letto 9 con 45 di frequenza respiratoria…
Sono le 20 e finisce il mio turno di pomeriggio, uno come tanti altri, sfinita e scoglionata…
Poi ci sono quei giorni che sei sempre sfinita ma c’è stato qualcuno che  ha risvegliato in te quella forza che mancava, una persona che ringrazia per tutto il lavoro che hai fatto e che ce l’ha fatta a venirne fuori… e li capisci perchè fai questa professione…
Qualche giorno fa è arrivata una lettera dai parenti di una vecchia paziente che dopo un emoraggia cerebrale dove era stata data per spacciata si è ripresa…
A volte noi non riusciamo a capire cosa vede e cosa prova chi è costretto a guardare il proprio caro in un letto di rianimazione, ma la poesia che la figlia di questa signora ci ha inviato fa riflettere molto
I TUBICINI INTORNO A TE
INTRECCI DI FILI COME RICORDI NELL’ANIMA
IL TUO SGUARDO DOV’E?
A RINCORRERE I SOGNI E LE SPERANZE DI IERI
O A LEGGERE IL LIBRO DEI RICORDI DENTRO ALL’ANIMA
TI PARLO
NON SENTI
FORSE SEI GIA A SEGUIRE IL TUO VOLO
O FORSE FINGI DI NON SENTIRE E DI NON VEDERE
LE LACRIME COSTRETTE DA UN NODO ALLA GOLA
NON SEI PIU’ TU
NON SONO PIU’ IO
QUANDO INSIEME RINCORREVAMO GLI AQUILONI
TI SISTEMO IL CUSCINO
MENTRE DIETRO AL VETRO DELLA FINESTRA
STA SPUNTANDO IL SOLE
LA VITA DI SEMPRE
LA NOTTE E’ DENTRO ME
CI SARA’ MAMMA UN’ALTRA PRIMAVERA
PER RINCORRERE ANCORA INSIEME LE NUVOLE???
OGGI E’ PRIMAVERA